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Concrete

<a>,<s> Paul Chadwick, <e> Dark Horse [3/87]

Come ci comporteremmo se venissimo trasformati in un essere di cemento che pesa mezza tonnellata e con delle caratteristiche non propriamente umane?
Questo e' Concrete, una delle creazioni piu' belle e toccanti del mondo del fumetto.
Una specie di "antiCosa", un essere dalle enormi capacita' e dai tratti cosi' umani come non se ne vedevano da un pezzo in un mercato saturo di personaggi di plastica come quello odierno.
Le sue storie sono ingannevolmente semplici, ti fanno sempre pensare, "so cosa sta per accadere..." e poi la tua idea ti viene sempre ribaltata. Eppure sono storie con situazioni quotidiane, di una normalita' quasi disarmante senza pero' mai cadere nel banale.
Chadwick ha "scolpito" (termine un po' buffo vista la creazione) una vita completa con sorpresa, dramma, commedia e introspezione. E' raro vedere personaggi cosi' vivi e reali e cio' e bizzarro se si considera che fisicamente non e' umano.
Il fumetto e' permeato di una contemplazione per le meraviglie della natura osservate da un punto di vista, quello di Concrete, assolutamente nuovo.
Come qualcuno disse e' "il completo esploratore piu' lo spettatore definitivo" e questo e' lo spirito con cui sono scritte le storie.
Non c'e' puntata in cui non ci sia una riflessione sui vantaggi che quella sua condizione comporta ma anche sugli innumerevoli svantaggi visto che non puo' entrare in una casa senza demolirla, deve essere trasportato in un camion, non puo' scrivere a macchina (prima di essere trasformato faceva lo scrittore nel tempo libero) o muoversi liberamente tra le persone senza rischiare di spezzare loro (involontariamente) gli arti a causa della sua tremenda mole e forza fisica. In un certo senso e' un disabile. Ha il cervello di un pensatore nel corpo di essere d'azione.
Forse la bellezza di questo fumetto sta nelle parole con cui si chiude il primo ciclo di dieci storie, parole che vengono dette a concrete dalla madre morente:
"ci sono delle cose che non possiamo fare, ci saranno sempre delle barriere ta me e quello che una persona normale puo' fare. Ma ogni adulto deve eventualmente confrontarsi con le limitazioni della sua vita. Non possiamo fare e avere tutto. Giochiamo le carte che ci sono state date."
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