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Watchmen

<s> Alan Moore, <a> Dave Gibbons, John Higgins <e> DC Comics [9/86]

Si dice che hanno dovuto inventare un'altra categoria di fumetti per lui e il disegnatore Dave Gibbons per evitare a tutti gli altri di essere continuamente imbarazzati da tutti i premi che vincevano. Riesce anche ad essere nominato per un premio Hugo, forse la prima volta che un fumetto riceve un riconoscimento di tale valore.
C'era gia' stato Maus nell'83 ad avere un riconoscimento come il Pulitzer ma paradossalmente non ottenne il successo che meritava e che ci si aspettava.
La cosa interessante di questo lavoro e' che smonta tutto l'ethos dei supereroi usando le tematiche dei supereroi.
E' facile capire il perche' di tanto successo, la sua precisione, densita' e profondita' lo rendono diverso da qualsiasi prodotto di allora e ancora oggi i suoi anni li porta bene.
Che cosa si puo' dire di questo lavoro che non sia gia' stato detto? Probabilmente niente, e' il piu' grande monumento alla memoria, ala caduta e al rimpianto dell'American Dream, alla sua vacuita' e alla sua illusorieta' scritto con una lucidita' di intenti che probabilmente solo un europeo con il suo distacco verso certi temi, poteva ottenere. E' il ritratto di noi stessi, di come eravamo 10 e passa anni fa, pessimisti, impauriti e cattivi e non siamo di certo migliorati e qui Watchmen tiene ancora benissimo, soprattutto le sue riflessioni sulla gente sono ancora valide ora come lo erano ai tempi in cui era uscito. Mostra come l'occidente (gli USA) abbiano vinto, ma non si capisce bene che cosa e anche qui' sta l'attualita' del libro. E' un lavoro che mostra un po' il segno degli anni, soprattutto per certe trovate della trama ma con una tematica del genere( stiamo parlando sempre di supereroi) il risultato ottenuto rimane pur sempre memorabile. Il finale non regge molto bene con l'alto livello di introspezione psicologica degli altri capitoli, infatti quello riuscito meglio e' quello su Rorschach quasi a voler ribadire la limitatezza del genere avventuroso.
E' la storia di un gruppo di supereroi in pensione che si accorge di un piano che prevede la loro eliminazione per uno scopo che viene spiegato nell'undicesimo capitolo. Supereroi? Mica tanto visto che sono tutti degli esseri umani con i loro pregi e i loro difetti (molti ma cio' ce li rende ancora piu' vicini a noi che centinaia di personaggi di carta degli ultimi 30 anni), per bilanciare c'e' il dr.Manhattan che al contario e' un essere dai poteri illimitati. Qualcuno noto' l'assenza di un qualche dio in Watchmen, non e' esatto, diciamo che esiste su due piani un po' particolari: un dio e' il Dr. Manhattan, e' onnipotente ma anche lui ha i suoi limiti "gli uomini sono tutte marionette, io sono solo una marionetta che vede i propri fili " ,fallisce perche' lui vede il passato, il futuro e il presente tutti assieme, non c'e' differenza per lui, si svolgono tutti allo stesso tempo. L'altro dio e' Moore stesso, gioca con i suoi personaggi con una precisione maniacale, crea situazioni, manda i protagonisti incontro al loro destino gia' deciso fin dall'inizio, ogni azione e' delineata e predeterminata e non c'e' scampo. I personaggi vanno quasi pynchonianamente incontro al proprio fato, tutti credono in qualche modo di aver ragione e ognuno viene inesorabilmente ingannato dal dipanarsi degli eventi (l'influenza di questo enigmatico scrittore si nota anche nelle altre opere di Moore).
Supereroi? Forse ma di eroismo da fumetto ce n'e' ben poco, il suo e' un eroismo a piu' livelli, si puo' essere eroi ammazzando i delinquenti ( come Rorschach), stuprando ( come il Comico), proteggendo un bambino (inutilmente) dalla catastrofe (come l'edicolante alla fine dell'undicesimo capitolo), salvando il mondo (temporaneamente) dalla distruzione ammazzando qualche milione di newyorchesi oppure salvandolo standosene zitti sul fatto che in realta' la catastrofe scatenata che riavvicinera' le varie nazioni e' tutta una truffa.
E' il fumetto della disillusione, del revisionismo, dopo Watchmen ci si accorge che non si poteva piu' tornare indietro ai vecchi cliche' e stereotipi, bisognava incominciare a pensare al fumetto seriamente.
E' un fumetto sul dolore, il dolore di essere un bambino abusato sessualmente, il dolore della solitudine e dell'alienazione il dolore dell'idealismo rovinato, il dolore dell'invecchiamento e della moralita' e della pesantezza di certe scelte.
Il suo e' uno script complesso che usa appieno tutte le potenzialita' e i meccanismi narrativi dei fumetti, ogni pannello, ogni inquadratura e' stata descritta minuziosamente nei piu' piccoli particolari, Gibbons impiego' due anni per disegnarlo. Non c'e' niente fuori posto, ogni personaggio, situazione, inquadratura ha la sua spiegazione, il suo motivo per esserci, magari non lo si capisce subito ma tutto viene chiarito e messo in relazione con il resto con una cura quasi ossessiva.
Apparso anni fa su Corto Maltese, successivamente la Rizzoli lo ristampo' in volume e un qualche mese fa ne e' uscita un'edizione, credo ad opera della Magic Press, con un prezzo che demenzialmente e' molto superiore a quello dell'edizione americana (che invece ha una migliore qualita' di stampa e carta).
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